Siamo come il cellulare che usiamo!

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kevin-grieve-704178-unsplashVoi sapevate che usare il cellulare o il tablet prima di andare a dormire riduce la nostra capacità di addormentarci e di avere un sonno regolare? Se la vostra risposta è sì, beh, congratulazioni siete più informati del 58% dei genitori statunitensi. Ma purtroppo come ci mostra la ricerca fatta da CommonSense la consapevolezza non basta e il 70% dei teenager americani usa lo smartphone durante i 30 minuti che precedono l’andare a dormire. In questo articolo oltre a dare uno sguardo generale ai dati cercheremo di capire in che modo i nostri dispositivi influiscono sul nostro bioritmo. Per capire i motivi per cui l’uso del cellulare influisce sul sonno dobbiamo comprendere i meccanismi che il corpo mette in atto per regolare il nostro bioritmo. Innanzi tutto per restare in tema potremmo immaginare il nostro organismo proprio come un moderno smartphone con attiva 24h su 24 la luminosità automatica. Il cellulare attraverso un sensore capta la luce presente nell’ambiente e attraverso i dati che riceve e analizza rende lo schermo più o meno brillante, se ad esempio usiamo il cellulare di notte la luminosità sarà molto bassa. Ma come forse qualcuno di voi ha sperimentato puntando una fonte di luce sullo schermo la luminosità aumenta, un po’ come se il cellulare si risvegliasse. Allo stesso modo funziona il nostro corpo, solo con qualche tessuto, ghiandola e ormone in più, la funzione che  prima era svolta dal sensore di luminosità ora spetta alla retina, che cattura la luce e attraverso una terminazione nervosa stimola l’ipotalamo, il quale è una parte molto importante del nostro cervello. L’ipotalamo, che è stimolato da più o meno luce mette in moto il nostro orologio biologico che nello specifico è l’SCN (nucleo soprachiasmatico), un piccolo nucleo di neuroni che ha il compito di far rilasciare o meno degli specifici ormoni dalle varie ghiandole del nostro corpo: se la retina capta poca luce o non ne riceve affatto, come succede la sera, viene messa automaticamente in circolo la melatonina che abbassa il nostro livello di attenzione e ci rilassa preparandoci al sonno. Se questo processo avvenisse in assenza di luci artificiali seguirebbe in maniera sincronizzata il giorno e la notte, ovvero nelle ore di luce la melatonina non viene prodotta e il nostro livello di attenzione è maggiore, quando invece i raggi solari spariscono dall’orizzonte e cala la notte il nostro corpo mette in circolo l’ormone (questo avviene circa 2h prima dell’orario ideale per andare a dormire) e sentiamo il bisogno di dormire.
A questo punto possiamo dedurre facilmente che l’uso del cellulare o comunque la presenza di uno schermo nei momenti che precedono l’andare a dormire blocca in parte il processo di produzione della melatonina perché sottopone la nostra retina ad uno stimolo luminoso anomalo. Non solo faremo fatica a prendere sonno a causa della bassa concentrazione dell’ormone nel nostro sangue, ma faremo anche più fatica a svegliarci la mattina seguente, infatti ritardando l’inizio della produzione elevata di melatonina ritardiamo anche il momento in cui verrà smaltita dal nostro corpo (questo avviene solitamente 12h dopo l’inizio del rilascio). Le conseguenze di ciò sono molte, gli effetti più gravi della privazione del sonno possono riguardare il sistema cardiovascolare e quindi problemi di ipertensione, o il metabolismo, quest’ultimo soprattutto in età adolescenziale. Ad esempio la privazione del sonno mette in atto meccanismi che possono portare a problemi alimentari seri come la bulimia che ha come conseguenza il diabete e l’obesità. Un’altra conseguenza è la diminuzione della fase REM durante il sonno, questa fase è quella dove solitamente si sogna di più.
Un buon consiglio per tutti è quello di non usare il tablet, lo smartphone o guardare la televisione fino a tardi ma di trovare un buon sostituto, come può essere magari un buon libro, una rivista o un giornale, che a differenza dei dispositivi elettronici non influiscono sul nostro organismo alterandone i funzionamenti.

 

One comment

  1. Grazie per l’ottima sintesi Mattia, direi che rappresenta non solo eccellente materiale di partenza per un podcast, ma propone anche alcune opzioni legate a porre qualche domanda strutturata ai tuoi colleghi quando tornerete a scuola. Anche perchè, a fronte delle percentuali americane, non credo ci sia comunque molto di che essere ottimisti in Italia, in Europa e altrove. Probabilmente a noi e ai Paesi dell’area mediterranea in particolare, ci salva almeno un po’ il sole e la voglia ancora non del tutto tramontata di stare in giro, all’aperto, insieme. Ma siccome questo valeva quando il Web era questione relegata a spazi definiti e computer più grandi… temo che con la rete in tasca anche l’ultimo residuo di socialità tradizionale verrá fagocitato da quella digitale. Considerando poi che la mia ex-studentessa Jenny, giusto tra settembre e novembre dovrebbe svolgere il suo tirocinio progettando campagne di “marketing sociale” (sia la scelta della tematica, sia il termine con cui definirla sono suoi), direi che riflettendoci un minimo sarebbe perfetto anche per sviluppare una sinergia tra il suo lavoro, il nostro, la tesi di Federico. Visto che alla fine tutto ruota attorno agli stessi concetti e che se riusciamo a collegare più idee e risorse possibili non potremo che aumentare le probabilità di concludere qualcosa di buono, per tutti! Insomma, come volevasi dimostrare: bravo, ti ringrazio ancora e aspetto nuove a riguardo.

    Alla prossima
    AEC

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