Introduzione al viaggio

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Viaggiare al giorno d’oggi è senz’altro considerato un qualcosa di ordinario, un qualcosa che tutti (e quindi nessuno?) amano fare, oggi che non si parla più nemmeno di viaggiare, ma piuttosto di turismo.

È in questo quadro apparentemente ordinario e allo stesso tempo critico che vorrei raccontarvi quelle che sono le mie esperienze di viaggio, dove la mia intenzione non è assolutamente quella di farvi il conto della dei posti che ho visitato; piuttosto vorrei portare alla vostra attenzione delle esperienze significative che ho vissuto, grazie anche alla coscienza critica che ho guadagnato negli anni studiando e viaggiando.

La centralità che do al tema del viaggio nella mia esperienza di vita e in questo blog non deriva dal semplice fatto che mi piaccia viaggiare, ma piuttosto dall’importanza antropologica che il viaggio sa assumere nella cultura umana. E’ infatti riduttivo definire il viaggio una mera prassi dell’agire umano, lo definirei piuttosto uno strumento, un medium, utile per finalità di ogni tipo: dal semplice relax nelle amene località balneari, a delle avventurose gite nei paesi del terzo monto. Il viaggio è senz’altro qualcosa che ti cambia. Partire per un viaggio significa tornare con qualcosa di nuovo, sia questo una semplice abbronzatura oppure una grande esperienza di vita.

Il viaggio nel 2019 è fortemente influenzato dalle tecnologie di cui disponiamo: ad oggi basta infatti spendere poche decine di euro, imbarcarsi su un low cost e in un lampo siamo catapultati in un’altra cultura lontana da casa. Sono strumenti del viaggio però non solo i mezzi di trasporto, ma anche altri oggetti più trivial, come lo smartphone, la guida turistica o i social network stessi. Logicamente non basta possedere tali mezzi per fare del nostro viaggio un buon viaggio, ma serve anche portarsi a dietro un certo bagaglio culturale. Così come l’abito non fa il monaco, allo stesso modo la disponibilità di informazioni e strumenti tipici dell’era digitale non fanno del turista un viaggiatore, ma piuttosto ne fanno un turista informato e prestante, ma non per forza conscio di ciò che visita e dell’impatto che sta avendo sul luogo.

Il viaggiatore è quindi colui che è informato, che dispone dei mezzi giusti e che soprattutto sa osservare con criticità sé stesso e la realtà circostante. Il turismo di massa spesso non è turismo conscio, e non fa altro che arrecare danni latenti all’economia e alla società locali. Spero che, al di là delle belle parole, questi scritti sappiano anche formare un minimo la coscienza di quella dozzina di lettori che in futuro abbandoneranno il turismo per dedicarsi al viaggio.

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