La fotografia di viaggio

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Se viaggiare è una cosa seria, lo è allora ancora di più la fotografia di viaggio. Fotografare nell’era dei social è diventata quasi una necessità; basta fare infatti una veloce ricerca su Google per vedere quanto i soggetti di viaggio siano tra i preferiti degli utenti della rete. Alcune indagini mostrano come, nella scelta delle vacanze, l’istangrammabilità del luogo abbia la sua importanza. Grazie infatti ai mezzi tecnologici di cui disponiamo oggigiorno, scattare una fotografia a prova di social non è un’impresa titanica, smartphone e reflex permetto infatti di ottenere contenuti di alta qualità e un minimo di teoria fotografica può suggerirci un minimo che composizioni tentare.

Per quella che è stata la mia esperienza ad oggi ho sempre cercato di evitare di fotografare e di instangrammare soggetti troppo mainstream o banali. Sono partito da zero anche qui a 19 anni, mi sono imbarcato su un volo Ryanair con una piccola compatta analogica nella tasca e ho iniziato a documentare i miei viaggi.

Perché questa scelta di partire con un’analogica sebbene avessi esperienza zero?

Follia si potrebbe dire, l’analogica costa, va trattata con cura, ha dei tempi di attesa tra sviluppo e stampa molto lunghi, perché andarsi a incastrare in qualcosa di così antiquario?

La scelta che ho fatto si mostra senz’altro opinabile, non è economica come la fotografia digitale, costa e si hanno scatti limitati, ma non vedevo altri modi per avere un approccio soft e costruttivo a quella che è una delle arti più affascinanti della contemporaneità.

Per quanto possa sembrare complessa infatti, una macchina analogica funziona seguendo dei principi molto semplici che permettono di approcciarsi alla fotografia nella maniera più corretta possibile. D’altro canto, se doveste insegnare a un anziano a fare una telefonata, gli insegnereste con il fisso, il cellulare o lo smartphone? Tutti e tre fanno telefonate, ma di tutti lo smartphone è sicuramente il medium che sarebbe più sprecato tra le mani di un anziano da carta, penna e giornale; allo stesso modo ho creduto che iniziare con il medium tecnicamente più vecchio fosse la scelta giusta per iniziare a fotografare, con la prospettiva poi di arrivare un giorno, chissà, a fare fotografie anche con una mirrorless.

La fotografia analogica conserva ancora degli aspetti che la fanno sembrare più vera della sua figlia digitale: le foto nascono infatti grazie alle pellicole che vengono poste all’interno del corpo macchina, la luce entra dall’obiettivo e brucia le pellicole, imprimendo l’esatto spettro di luce che troverete nel vostro mirino.

Ovviamente scattare con un’automatica è diverso che non scattare con una macchina con tempo e diaframma manuale; la bravura sta allora proprio nell’imparare a scattare manualmente e riuscire a dare gli effetti di luce e tempo che vogliamo alla nostra foto.

Quello che consiglio a chi come me si vuole cimentare nella fotografia di viaggio è di lasciare da parte i tecnicismi (almeno in un primo momento) e scattare poche fotografie in automatico, concentrandosi sul cogliere l’attimo e le geometrie dello spazio. Una fotografia che rappresenti un viaggio non ha per forza in soggetto i monumenti piuttosto che tutti quei panorami visti e rivisti sui social, ma piuttosto dei momenti, dei guizzi, dei soggetti o delle geometrie particolari. Suggerisco infine la carta stampata come supporto ai vostri primi esperimenti, costosa sì, ma con una resa cento volte migliore rispetto agli schermi degli smartphone.

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